Cima Sud dell' Argentera 3297 metri/ Via Normale/ Valle Gesso

 

Alpinismo

 

Scheda Tecnica

Quota partenza: 1765 metri

Quota vetta: 3297 metri

Dislivello complessivo: 1535 metri

Difficoltà: PD-

Attrezzatura:casco ed eventualmente una longe per i tratti attrezzati

Punti d'appoggio: Rifugio Franco Remondino

Cartografia: Fraternali n° 15 scala 1:25.000


Accesso

Raggiungere la località Terme di Valdieri (24 km da Borgo San Dalmazzo) prendere a sinistra la strada asfaltata che porta al Gias delle Mosche, e superati dei tratti sterrati  e dissestati giungere al Piano della Casa del Re 1765 metri ( 6 km circa dalle Terme).

 

Itinerario

Gita effettuata domenica 25 Giugno 2017

 

La Regina delle Marittime non necessita di molte presentazioni, data la sua mole ed altezza è ben riconoscibile da tutta la pianura cuneese e da grandi distanze.

Il meteo sembra offrire uno spiraglio di bel tempo in questo settore delle Alpi Sud-Occidentali, e dopo essermi accordato con il socio abituale, ci incontriamo sabato nella bella località delle Terme di Valdieri. Decidiamo di fare un' unica macchinata per raggiungere il Pian della Casa, dato il fondo sterrato non molto agevole in alcuni tratti.

Una volta giunti al termine della sterrata ci incamminiamo lungo il sentiero N11 ( palina) che permette di prendere velocemente quota  in uno scenario alpestre molto interessante, tra pietraie di granito, pareti policrome e cascate spumeggianti. Trascurata la diramazione dell N12 ( per la cima Ghiliè e Mercantour) ci innalziamo velocemente lungo il sentiero che si inerpica nel severo vallone Assedras. Giungiamo così di buon ora al Remondino (2465 metri), meta intermedia per suddividere l' ascensione e renderla più piacevole. Il rifugio sorge in posizione panoramica,molte vette della valle Gesso si possono già ammirare da qui, tra cui l' Argentera e le cime di Nasta. Presenti come sempre numerosi stambecchi, ingolositi dal sale sparso di proposito....usanza diffusa nel parco delle Alpi Marittime. 

Cordiale l' accoglienza della gestrice, moglie del noto alpinista francese Patrick Gabarrou. Presenti parecchie comitive, molte delle quali composte da liguri.Dopo la cena e alcune interessanti conversazioni con altri ospiti del rifugio ci ritiriamo nella camera. Sveglia alle sei, dopo una nottata un pò insonne come sempre per me in rifugio, sbrigativa colazione scrutando il cielo dalle finestrelle della sala da pranzo. Partiamo poco prima delle sette, seguendo le sbiadite tacche rosse che permettono di destreggiarsi tra i grandi blocchi delle immani pietraie che caratterizzano la prima parte del percorso. Giungiamo cosi al conoide dell' evidente canalone dei Detriti. La risalita del canale è resa difficoltosa dal fondo instabile e franoso ( da qui il nome Detriti), occorre prudenza per evitare di provocare scariche, soprattutto in presenza di alte comitive.Dopo quasi due ore di marcia dal rifugio giungiamo al panoramico Passo dei Detriti, dove indossiamo casco e imbrago munito di longe, per affrontare in sicurezza la famosa cengia che incide la possente parete dell' Argentera. Seguendo fedelmente le tacche rosse ci portiamo all' attacco della suddetta cengia, che costituisce la via normale e anche la parte più interessante della salita. 

La cengia ha un' ampiezza che varia dal metro ai trenta centimetri, i due tratti più esposti ed aggettanti sono attrezzati con corde fisse. L' esposizione è presente, ma con la dovuta attenzione non vi sono particolari problemi. Superati questi due passaggi si continua lungo la cengia, che ora presenta una larghezza maggiore, e dopo alcuni facili passaggi di arrampicata si giunge al camino finale ( ll grado) attrezzato con corde fisse. Superato quest' ultimo ostacolo in pochi minuti si raggiunge la croce di vetta. Sono presenti alcune cordate in arrivo dalla cresta Sigismondi e una mamma con cucciolo di stambecco...Purtroppo la scarsa luminosità data dalla nuvolaglia presente ha in parte compromesso il rinomato panorama. Dopo una breve pausa fotografica decidiamo di iniziare la discesa, dato che richiede la stessa concentrazione della salita.

Ritornati ormai al Passo dei Detriti il meteo beffardamente migliora, fino a diventare praticamente sereno.

Ci gustiamo allora un pò di scorci panoramici, ammirando la parete appena salita, le cui vene di quarzo risplendono alla luce del sole.

Infine ci incamminiamo lungo l' itinerario di salita, con le dovute precauzioni del canalone dei Detriti , visto le numerose persone presenti.

Sosta ristoratrice al rifugio e rientro veloce all' automobile.

Ascesa desiderata da tempo, complessivamente l' ho trovata meno difficile di come mi era stata descritta ( parere soggettivo) comunque la parte finale va affrontata con le dovute precauzioni e cautele ( occorre passo sicuro, tenere sempre alta la concentrazione e saper gestire il senso di vuoto a volte presente) dato l' esposizione e il terreno d' alta montagna in cui si svolge. Peccato per il meteo quando eravamo in vetta...ma pazienza, è andata ugualmente bene lo stesso.

 

Un saluto a tutti e buona Montagna!

Marco Boi

Marco Boi è un appassionato di montagna, amico di Pagine Di e collaboratore del portale di outdoor Gulliver.it. Ogni due settimane, pubblica sul nostro blog una recensione delle sue escursioni.

Per scoprire nuovi itinerari sulle Alpi Marittime: "In Cima, 100 normali nelle Alpi Marittime" Blu Edizioni --> https://goo.gl/7cc9KG.